Tartufo moscato

Tartufo moscato

Il Tartufo moscato, nome scientifico Tuber brumale var. moschatum De Ferry, si distinque per la scorza molto scura simile a quella del tartufo nero d’inverno e la gleba che va dal color ocra fino all’arancio a seconda del suo periodo di maturazione. E’ di piccole dimensioni, da 2 a 10 cm di diametro. La polpa interna presenta venature bianche che lo differenziano dalle altre tipologie di tartufi scuri ancor prima dell’aroma che è caratterizzato da note piccanti e da un odore penetrante e particolare simile a quello del muschio e del sottobosco. Vive negli stessi ambienti del T. brumale ed ha più o meno il suo stesso valore commerciale, anche se presenta un sapore più marcato. Si differenzia dal tuber brumale per l’aspetto meno verrucoso e l’aroma meno tendente alla noce moscata, che invece caratterizza il tartufo invernale. Nonostante sprigioni tutto il suo aroma piccante e caratteristico quando consumato a crudo, come condimento su primi e secondi piatti, può essere consumato anche cotto senza perdere le note piccanti. L’odore intenso di muschio, da cui deriva anche il nome moschatum, lo rende un alimento assai gradito da chi ama i sapori forti e particolari e dagli chef dei ristoranti che amano interpretare le ricette tipiche con gusto personale e creativo. Il periodo di raccolta è dal 15 novembre al 15 marzo in terreni ricchi di humus, grazie al quale il tartufo moscato ottiene tutte le sostanze nutritive che lo rendono così aromatico e speziato. L’albero con cui entra più facilmente in simbiosi è il nocciolo, che consente una maturazione ottimale e rende la gleba del caratteristico color bruno striato. Il clima fresco e arieggiato è l’ideale per il suo sviluppo. Nonostante sia meno pregiato del tartufo nero Melanosporum e del tartufo bianco magnatum, molti estimatori trovano il suo sapore speziato l’ideale per la preparazione di ricette tradizionali con ingredienti freschi di stagione.

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